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Assange, Manning e la vera storia di Wikileaks

Non un cyberterrorista, ma un editore che pubblica informazioni, ma con una personalità molto disturbata, molto narcisista e con una spiccata avversione per quei giornalisti che lo hanno trasformato in una celebrità.
David Leigh, il vice direttore del Guardian, parla così di Julian Assange, il deus ex machina di Wikileaks.
In un intervista di Elisabetta Burba per Panorama, il decano del giornalismo investigativo inglese, autore con Luke Harding del libro “Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato” racconta del suo rapporto con Assange, dal quale riceveva notizie segretissime.
Cablo riservati, che mai sarebbero divenuti di pubblico dominio, senza la presenza di Bradley Manning, il militare che ieri, nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, è comparso per la prima volta davanti a una corte all’interno di Fort Meade, complesso nel Maryland una delle strutture dell’intelligence Usa. E’ lui la presunta talpa di Wikileaks.
“Julian fa tanto rumore sulle sue sofferenze – commenta Leigh – ma non sono paragonabili a quelle di Manning”.
Che ora rischia l’ergastolo con l’accusa di collusione con il nemico e divulgazione di informazioni militari.

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